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mercoledì 1 dicembre 2010

AIDS in Africa: quale verità

per questo motivo ho deciso di dedicare un post alla questione, concentrandomi sulla questione dell' AIDS Africano.



1° dicembre: Giornata mondiale contro l'AIDS




PREMESSA:
in questo articolo non voglio impelagarmi nella diatriba fra la teoria ufficiale sill' Aids (che lo vede come malattia infettiva a trasmissione sessuale provocata dal virus dell' HIV e scoppiata in africa vari decenni orsono a causa del contagio tramite "morso di scimmia" di una persona locale), teoria che lo vede come un virus creato in laboratorio a fini di guerra biologica e poi diffuso in Africa e USA contaminando appositamente dei vaccini e teoria che nega l'esistenza del virus dell' HIV e considera l' AIDS una sindreome frutto o della vita sregolata di omosessuali e tossici o delle stesse terapie antiretrovirali (estremamente tossiche).
Questo perchè, nonostante mi sia documentata su tutte e tre le teorie, ho ancora molti dubbi in materia; quindi per adesso preferisco "non schierarmi"; in questo articolo presupporrò che il virus esista e che sia causa dell' AIDS (ma comuqnue la storia cambierebbe poco anche qualora iol virus non dovesse esistere), mentre riguardo alla sua origine (artificiale o zoonosi passata agli umani accidentalmente) essa non è particolarmente rilevante ai fini dell'articolo.


Accendendo la TV sul canale "Rainews24" (canale tematico RAI che trasmette TG e approfondimenti/rubriche 24 ore al giorno, visibile anche senza decoder durante la notte e di prima mattina) ho visto qualche minuto di uno "speciale sull'AIDS" (immancabile durante la giornata mondiale dedicata all' AIDS) che parlava di una storia ormai conosciuta da tutti:
il problema AIDS in Africa con le solite cifre da capogiro riguardo a morti ed infetti e la consueta tiritera riguardo al fatto che "siamo tutti a rischio", "bisogna portare più preservativi in Africa", "in Africa si muore di AIDS come mosche e i più colpiti sono donne e bambini", "in Africa oltre il 5% della popolazione è sieropositiva", "servono più antivirali per non far nascere bambini malati dalle madri infette" e l'immancabile "servono più soldi per gli aiuti in modo da stroncare l'epidemia" ecc..

Ma qual'è la REALE situazione dell' AIDS in Africa?


Per rispondere a ciò bisogna innanzi tutto capire COME viene diagnosticato l'AIDS in Africa.


Nei paesi occidentali ti dicono che hai l'AIDS solo se:
 - sei risultato HIV positivo ai test (il test dovrebbea rilevare anticorpi anti HIV nel sangue del soggetto; viene sovente ripetuto per evitare falsi positivi e si fa attenzione alle situazioni cliniche capaci di provocare più frequentemente fasi positivi);
E
 - Hai un' "infezione opportunista" (ovvero una patologia, talvolta non infettiva, che tende a presentarsi in soggetti fortemente immunodepressi, ma rara o inesistente in soggetti immunitariamente sani) come ad es. il sarcoma di Kaposi, tubercolosi, polmonite, candidosi (sono 26 le malattie classificate come opportuniste nell'AIDS conclamato) ecc.
E
 - il numero dei tuoi Linfociti T (cellule del sistema immunitario che dovrebbero essere attaccate dal virus dell' HIV) scende sotto un certo livello.


In Africa tuttavia l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sotto la supervisione del Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie statunitense (CDC), ha messo insieme una "definizione dei casi clinici" di AIDS completamente differente, e diversissima in tre aspetti cruciali:
 - Non occorre che sia presente una delle malattie opportunistiche;
 - il numero dei linfociti T non viene conteggiato;
 - il test dell' HIV (quello che rileva anticorpi specifici nel sangue) non viene generalmente eseguito o comunque non è indispensabile per la diagnosi (e qualora venga eseguito non si tiene conto di eventali condizioni cliniche che danno frequenti falsi positivi).


Questa "ridefinizione" venne messa a punto nell' ottobre del 1985 durante una conferenza, organizzata dal CDC, a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana.
Venne redatto un documento intitolato "Seminario sull'AIDS nell'Africa Centrale" (per leggerlo digitare "Bangui985report" su un motore di ricerca) che spiega nei dettagli le condizioni mediche considerate sufficienti per identificare un caso di AIDS in Africa.
Il problema principale del trovare un modo univoco di diagnosi per l' AIDS in Africa era dovuto al fatto che laggiù mancano generalmente le strutture atte a fare analisi del sangue o comunque ci sono pochi soldi per effettuare tali analisi massivamente, quindi serviva una "definizione clinica" semplice e che non comprendesse analisi come il test dell HIV,  la conta dei linfociti CD4 o della carica virale.
Date queste limitazioni i partecipanti alla fine trovarono un accordo sul modo di contare i casi di AIDS in Africa (difatti questa definizione serviva più a conteggiare i probabili malati che ad identificarli uno per uno per curarli..).


Vennero quindi individuati quattro "sintomi maggiori" associati all' AIDS conclamato nel mondo occidentale:
 - perdita di peso del 10% o superiore;
 - debolezza prolungata o mancanza di energia (astenia);
 - diarrea persistente per più di un mese;
 - attacchi di febbre continui o ripetuti, per più di un mese.


In aggiunta furono individuati i "sintomi minori" più frequenti, fra cui:
 - tosse persistente per più di un mese;
 - infezione di herpes cronico ulcerativo;
 - rigonfiamento delle ghiandole (detto "adenopatia generalizzata").
 - dermatosi pruriginosa generalizzata;
 - distrurbo polmonare;
 - ecc..


La diagnosi era di AIDS conclamato quando venivano riscontrati "almeno tre dei sintomi maggiori, associati ad uno dei sintomi minori"


Tutto qui: non c'era alcuna menzione dell' HIV...


In base aquesti criteri milioni di africani si ritrovarono, da un giorno all'altro, malati di AIDS.
La definizione era così ampia che"praticamente tutti i degenti di un ospedale africano potevano esservi inclusi" dice Rian Malan.
In pratica se vivi in Congo e vai dal dottore perchè ti senti stanco, hai avuto una febbre ricorrente per qualche settimana associata ad una tosse persistente, il dottore è libero di dirti che hai l'AIDS (senza prima aver escluso altre patologie frequenti in Africa che possono dare i medesimi sintomi!); per un bambino è sufficiente per la diagnosi di AIDS conclamato riscontrare perdita di peso, diarrea e tosse, chiaramente senza aver effettuato alcun' altra analisi o indagine volta ad escludere altre patologie in atto che giustifichino tali sintomi.


L'Africa venne inondata di condom
"Come negli Stati Uniti", sottolinea il rapporto di Bangui, anche in Africa "la trasmissione sessuale rappresenta la via principale di diffusione dell'AIDS". Nessuna prova (studi scientifici di alcun tipo) veniva offerta a sostegno di questa affermazione. Si legge tuttavia che "in assenza di trattamento o di vaccino" (è da quando è cominciata la faccenda AIDS che ci parlano di quanto sia vicino il vaccino o la cura definitiva, ma per ora si vedono solo antiretrovirali altamente tossici e dai pesantissimi effetti collaterali, che permettono al massimo di tenere a bada la malattia..però i proclami altisonanti aiutano a raccimolare donazioni per la ricerca), "l'educazione sanitaria indirizzata a cambiare i comportamenti sessuali rappresenta un mezzo essenziale per controllare l'AIDS" (e che abbia inizio la massiccia esportazione di preservativi. Più utili ai propositi Malthusiani di controllo delle nascite nei paesi africani che a garantire la salute della popolazione. Con questo non voglio demonizzare il preservativo: ben venga come strumento per ridurre il rischio di malattie a trasmissione sessuale e le gravidanze indesiderate, però è innegabile che per i Burattinai uno degli scopi principali sia la riduzione della popolazione, Africana in primis).

Alla fine del documento i media vengono letteralmente arrualati per far sapere al mondo della minaccia dell' AIDS in Africa (e a quasi 26 anni di distanza continuano a persegire la loro "missione" come ha dimostrato ad esempio Rainews24): "I mass media dovrebbero essere esortati a svolgere un ruolo di educazione sanitaria (e di "disinformazione ufficiale", come sempre fanno), anche impartendo una formazione al personale giornalistico" (leggi: indottrinamento). Come convenuto, da bravi servi del regime, i media riportarono (e riportano tutt'ora) qualunque cosa le autorità (o "l'Esperto" di turno) gli chiedessero di riferire, senza fare alcuna ricerca personale o verifica dei dati da altre fonti.
Le fotografie di africani emaciati (vagamente rassomiglianti a malati occidentali con AIDS conclamato) distesi sulle brandine furono trasmesse al mondo: la Pandemia di AIDS in Africa era cominciata..su televisioni e giornali. Il continente subshaariano venne letteralmente inondato da preservativi, pamphlet ed educatori sull' AIDS, e barche di denaro fluirono dalle agenzie di tutto il mondo, o raccolti tramite campagne benefiche fatte in Televisione o portate avanti da personaggi famosi.

Anche i comunicati allarmistici fiorirono: ci si aspettava un ecatombe in Africa che avrebbe ridotto drasticamente la popolazione o perfino eliminato la popolazione intera di alcuni paesi (in realtà la popolazione africana è cresciuta di 299 milioni di persone dal 1985, anno della comparsa ufficiale della letale Pandemia di AIDS in Africa).
La conduttrice televisiva Oprah Winfrey disse al suo vasto pubblico che un eterosessuale su cinque sarebbe mortodi AIDS negli anni '90...

Chiaramente, allora (1985) come oggi il cittadino medio del mondo occidentale nulla sa dei criteri di diagnosi dell' AIDS in Africa, difatti essi non sono mai stati riportati dai giornali ne dalla televisione, quindi sono disponibili solo per chi legge testi o giornali scientifici ostici ai più, come "Science" o per chi va a spulciare le pubblicazioni dell'OMS: è sempre la solita storia in cui la "scienza exoterica", ovvero divulgata alle masse, è molto diversa da quella "esoterica" ovvero scritta da scienziati per scienziati su pubblicazioni specializzate non accessibili o incomprensibili ai più.
In questo modo il "cittadino medio" trova perfettamente plausibili le cifre da capogiro dei contagi africani  (dal 1981: 25 milioni di morti nel mondo, 33,4 milioni di persone che convivono con il virus di cui 2/3 in Africa e 2,5 milioni di bambini solo nell' Africa subsahariana con 10 milioni di bambini orfani nel 2000, considerando però come "orfano" qualsiasi bambino con UN genitore morto o MANCANTE) e non sospetta neppure che esse siano dovute all'inclusione come malati di AIDS di centinaia di migliaia di persone aventi malattie estremamente comuni in Africa come la tubercolosi o la malaria o forme di diarrea dovute all'acqua contaminata.
Ciò ha comportato il fatto che nei mass media (e quindi dalla popolazione) le cifre venissero interpretate e descritte come "numero di malati HIV positivi o in AIDS conclamato", quando il documento di Bangui invece voleva solamente dare un modo per conteggiare i possibili malati senza ricorrete a test costosi, quindi un modo per vedere un "trend" e non per dare cifre precise. Ma forse l'errore non fu del tutto "in buona fede", o come minimo in 25 anni abbondanti nessuno volle darvi rimedio perchè tale "errore" aiutava a ricevere più fondi (sarebbe infatti stato molto semplice per l'OMS o il CDC in più di 25 anni spiegate ai giornalisti i criteri per la diagnosi dell' AIDS in Africa e spiegare che tali criteri non sono stati creati per dare cifre precise ma solo "trend" di espansione della pandemia, e aggiungo io per dare trend che sovrastimino enormemente i casi effettivi) e ad espandere maggiormente le politiche di riduzione della popolazione in Africa.

La ridefinizione dei criteri per diagnosticare l'AIDS in Africa aiutava pure a rendere l'AIDS più facilmente spiegabile come malattia infettiva, difatti le malattie infettive non fanno distinzione di sesso ne di razza quindi era piuttosto inbarazzante che, ad esempio in USA, gran parte dei malati fossero maschi neri e/o omosessuali e/o tossicodipendenti. Con la "ridefinizione di Bangui" in Africa la malattia sembrava complire ugualmente entrambi i sessi, indipendentemente da razza o stli di vita, esattamente come ci si aspetta da qualsiasi malattia infettiva.
Peccato che i criteri diagnostici "di Bangui" non determinasserro chi aveva l'AIDS, ma semplicemente chi aveva una qualche malattia delle tante comuni in Africa che provoca dimagrimento, stanchezza, diarrea, tosse ecc... 


Nonostante i criteri di diagnosi dell' AIDS Africano potessero far conteggiare come malato anche chi aveva la malaria, la tubercolosi o un infezione intestinale da acque contaminate (malattie comunissime in Africa) le cifre non erano ancora abbastanza alte per allarmare adeguatamente il mondo e consentire un aumento di fondi (ed un allarme sociale) adeguato:
nel 1999 ad esempio erano stati riportati all' OMS un totale cumulativo di 794mila casi di AIDS nell'intera Africa, che se diviso per i singoli paesi e per la popolazione totale non è un gran che (ad esempio in Egitto si stimarono 215 casi di AIDS in 17 anni su un totale di 65 milioni di persone, una media pro capite inferiore a quella Statunitense quindi)...


Presto comunque si trovò come aumentare enormemente i dati:
vennero condotti test dell'HIV nelle cliniche prenatali di diversi paesi africani, particolarmente in Sudafrica. I numeri trovati come "positivi all' HIV" in questi test vennero poi estrapolati per l'intero paese e quindi aggiunti ai casi di "sorveglianza clinica" (i casi decretati come AIDS conclamato in base ai principi di Bangui).
Con questo stratagemma si scoprì che il numero di africani che "convivono con l'HIV" nel 2000 (tanto per scegliere un anno a caso) era cresciuto di 4,2 MILIONI.
Il problema sottostante in questi casi, raramente riportato (soprattutto dai mass media), è che i test per l'HIV (che, ricordiamo dovrebber reagire ad anticorpi HIV specifici nel sangue), reagiscono a molte altre condizioni oltre all' HIV. I test degli anticorpi reagiscono a certe proteine che non sono specifiche degli anticorpi contro l'HIV; in particolare, i parassiti che provocano la malaria confondono i test: Rian Malan riportò un test pubblicato su una rivista scientifica nel quale veniva aggiunto uno speciale preparato che assorbiva gli anticorpi della malatia, a quel punto l'80% delle "infezionio da HIV" scomparve, come per magia [R.MARLAN "AIDS in Africa In Search of the Truth", in "Rolling Stone", 22 novembre 2001].
Il direttore dell' UN AIDS Peter Piot ammette che i sistemi immunitari degli africani sono spesso "in uno stato cronicamente attivio,associato ad una cronica esposizione a virus e parassiti".
Negli esami svolti nei reparti di maternità in Sudafrica, un singolo test ELISA (Analisi dell'enzima collegato all'immunoassorbenza) viene considerato sufficiente per la conferma (della positività all' HIV). Tuttavia i Laboratori Abbott, produttori del Terst ELISA, avvisano che la gravidanza è una condizione clinica che può dare adito a frequenti falsi positivi ("casualmente" gran parte dei test per l'HIV fatti in Africa sono effettuati proprio su donne incinte, con la scusa di cominciare una terapia antiretrovirale altamente tossica che dovrebbe preservare il feto dall' HIV, sempre che sopravviva alla terapia stessa...).


Oltre all'ELISA, anche il test "Western Blot", spesso usato per "confermare" l'infezione da HIV, reagisce con falsi positivi a svariate situazioni cliniche:
 - l'Influenza,
 - la Vacinazione,
 - l'Epatite,
 - le Trasfusioni di sangue,
 - i Parassiti,
 - la tubercolosi,
 - la malaria,
 - e altre dozzine di condizioni che possono dare luogo a Falsi Positivi.


Difatti nel 1997 le avvertenze iserite nel Test HIV/ELISA, prodotto dai Laboratori Abbott, leader mondiale nei test per l'HIV, contenevano questa dicitura: "Attualmente NON ESISTE alcuno standard riconosciuto per stabilire la presenza o l'assenza di anticorpi all' Hiv-I nel sangue umano"...
Ciononostante il principale studio di sorveglianza sulla prevalenza dell'HIV in Sudafrica dipende da un singolo test ELISA eseguito su donne africane incinte, senza mai riconoscere che la gravidanza è "una delle oltre settanta situazioni riconosciute capaci di dare falsi positivi" [South Africa Department of Health, Summary Report: "1998 National HIV Sero-Prevalence Survey of Women Attending Public Antenatal Clinics in South Africa" febbraio 1999. Citato in GESHEKTER C., MHLONGO S., e KOHNLEIN C., AIDS, "Medicine and Public Health", presentazione alla 47° conferenza annuale dell'Afrinan Studies Association, 11 novembre 2004].
Le condizioni che definiscono l'AIDS nell'Africa Subsahariana sono causate da molti germi, non solo dall' HIV. E anche le altre malattie provocate da questi germi producono un risultato "positivo" al test per l'HIV.
Charles Giks ha scritto nel "British Medical Journal" che la diarrea persistente con perdita di peso può essere associata agli "ordinari parassiti e batteri intestinali", e lo stesso vale per le infezioni opportinistiche:
"nei paesi dove l'incidenza della tubercolosi è alta" (come appunto in Africa) "un numero consistente di persone classificate come malate di AIDS potrebbero in realtà non avere l'AIDS".
Giks concluse che la definizione di Bangui (che diagnostica l'AIDS in base a una certa associazione di generici sintomi NON specifici) "è intrinsecamente inutilizzabile e scorretta" [GILKS C., "What Use Is a Clinical Case Definition for AIDS in Africa", in "British Medical Journal", n°303, 1991, p. 1190].
In pratica sia i generici sintomi con cui viene diagnosticato l'AIDS in Africa, sia il modo in cui vengono condotte le rare campagne di test per l'HIV provoca una marea di falsi positivi: ciò non può essere dovuto alla sola incompetenza medica di chi ha deciso tali procedure, a meno di non pensare che OMS e CDC si affidino inconsapevolmente ad una manica di idioti senza cervello ne cognizioni mediche da oltre 25 anni!


Quindi credo di poter concludere che dal 1985 sia stata appositamente inscenata una campagna in stile PsyOp per convincere il mondo che l'Africa stia modendo a causa dell' AIDS, quando da un lato la mortalità è assai minore di quella propagandata e dall'altro gran parte delle morti e dei contagi non sono causati dall' AIDS bensì da patologie curabilissime ma endemiche in Africa (tubercolosi, malaria, diarrea ecc).
Chiaramente gettare la colpa sull' AIDS, malattia per cui non si ha una vera cura e per la quale esistono solo farmaci altamente costosi, serve da un lato a far lievitare fondi e donazioni dal pubblico, dall'altro a importare preservativi per scopi di depopolazione spacciandoli come "prevenzione dell' HIV", inoltre se gettiamo la colpa su un male incurabile possiamo dimenticarci delle vere (e curabili/risolvibili)  cause di mortalità in Africa: malattie come malaria e tubercolosi (curabili con antibiotici e permettendo l'uso del DDT), diarrea (causata dall'assenza di acquedotti, che si potrebbero benissimo costruire), e malnutrizione/povertà, superabili impedendo che multinazionali estere rubino le ricchezze dell'Africa e schiavizzino la sua popolazione nelle loro fabbriche (e in più facendo in modo che cruenti regimi non vengano più appoggiati dagli USA per favorire le multinazionali e che guerre non siano più fomentate per vendere armi e far diminuire la popolazione).
Purtroppo visto che il VERO fine dei Burattinai è far DIMINUIRE LA POPOLAZIONE, soprattutto in Africa, la farsa dell' AIDS Africano durerà ancora per molti anni continuando a ciucciare soldi sia ai governi che a cittadini di buon cuore ma ingenui e continuando a lasciar morire gli africani di malaria diarrea tubercolosi, per fame e provocando guerre. Inoltre la fallace Teoria del Riscaldamento Globale Antropico fornirà sempre più pretesti per accanirsi contro l'Africa.


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Bibliografia:


 - "Le balle di Newton, Tutta la verità sulle bugie della scienza";
Autore: Tom Bethel;
Editore: Rubettino.


Questo libro, scritto con uno stile scorrevole, piacevole, connciso , ma ricco di informazioni e comprensibile anche "ai non addetti ai lavori", tratta di una serie di questioni molto propagandate  dai mass media e che hannoprodotto leggi spesso globali, in cui la scienza viene piegata a fini politici.
Gli argomenti sono divisi nei vari capitoli. Si va dalla Teoria del Riscaldamento Globale Antropico, al bando del DDT, al cancro, fino alla clonazione ecc.
Premetto che di questo libro io condivido solo alcuni capitoli e non in maniera totale, inoltre non mi piace l'impostazione dell'autore troppo vicina alla destra USA e il suo modo di lasciar intendere che la colpa sia tutta dei Democratici americani: tale visione è decisamente miope poichè non guarda il sistema in modo più ampio. Però alcuni capitoli sono fatti veramente bene, interessanti, con notizie corredate da riferimenti bibliografici; inoltre per ogni argomento  vengono consigliati i libri su cui approfondire, purtroppo molti dei quali editi solo in Inglese.
Il capitolo che ho usato per questo articolo è il n°7: "L'Aids africano, un'epidemia politica", compreso fra pagina 123 e pagina 142 (la parte da me utilizzata è quella che va da pag. 123 a pag. 139).
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